Serra delle Ciavole, (2.130 m),
28/07/2012 – 6:00:12
Cos’è un abbandono se non la vita
stessa? Dopo tutto, come il Giappone, anche la Finlandia è simile alla terra di
Ulisse. Terra di dove finisce la terra, terra di confine, terra di perdizione.
Terra in cui la poesia vive dietro l’angolo, attraversa la strada
all’improvviso, in cui tutto può svanire da un momento all’altro. Amare non è
vivere, ma l’amore è pur vita.
«Il fotografo, che era al
volante, lo vide sulla strada, ma il suo cervello intorpidito non reagì abbastanza
in fretta da evitarlo. Una scarpa impolverata premette forte il pedale del
freno, ma troppo tardi. L’animale, terrorizzato, spiccò un salto e andò a
sbattere con un tonfo sordo contro un angolo del parabrezza, sparendo poi in un
baleno nella foresta.»
Dopo una giornata di lavoro
stressante e vuota, due amici, un fotografo e un giornalista, rientrano a
Helsinki. È l’estate di San Giovanni: i due personaggi hanno quarant’anni, sono
delusi, abbattuti e ormai traditi nelle illusioni perdute dell’amore e della
fedeltà. Un sole tramontante impedisce al fotografo di vedere una lepre che gli
taglia la strada. Una lepre particolare, che d’inverno diventa bianca per poi
tornare grigiastra a giugno. Kaarlo Vatanen – questo è il nome del fotografo –
si addentra nella selva per salvare l’animale che fugge via con una zampa
rotta. Penetra nella foresta per non fare più ritorno.
«Vatanen pensò a sua moglie, a
Helsinki, e si sentì male. Vatanena non amava sua moglie. Era, in un certo
senso, cattiva; e cattiva, o meglio egoista, era stata fin da quando si erano
sposati. Aveva l’abitudine di comprarsi dei vestiti impossibili, brutti e poco
pratici, che poi indossava solo per brevi periodi, perché alla lunga non
piacevano neanche a lei. Sicuramente avrebbe volentieri cambiato anche Vatanen,
se solo fosse stato altrettanto facile dei vestiti.»
Scappare. Ciò che importa, è che
Vatanen non tornerà più sui propri passi. Abbandonerà per sempre amici, lavoro,
famiglia, sentimenti, ogni cosa. È in questo modo che inizia la storia
disincantata e cruda che ci racconta Arto Tapio Paasilinna nella novella
‘L’anno della lepre’, pubblicata nel 1975. Una storia che fa ritornare in mente
le atmosfere dei film di Aki Kaurismaki, la solitudine degli uomini, il
desiderio troppo umano di libertà che alberga in ciascuno di noi. La lepre, un
animale veloce e innocuo, metafora dell’attimo fuggente, è la scusa per fuggire
dalla gabbia del consumismo che rende piatta l’esistenza terrena. Ma anche
dalla quotidianità di una società organizzata secondo regole chiuse ed
ipocrite.
«Vatanen si rese conto di essere
sdraiato a terra, avvolto in un tappeto. Un liquido acido gli gorgogliava nello
stomaco, gli saliva in bocca: aveva voglia di vomitare. Non osava aprire gli
occhi, non percepiva alcun rumore, ma, riflettendoci meglio, ne sentiva di ogni
sorta: mormorii, crepitii, sibili; e di nuovo una bile gialla gli riempì la
bocca».
Rinchiusa nel frastuono della
babele giornaliera, spremuta dal vuoto che riempie le stanze di un’infanzia spacciata,
la lepre corre verso un destino migliore. Che disconosce.
Arto Tapio Paasilinna, L’anno
della lepre, 1975
Traduzione di Ernesto Boella
Iperborea

